Adriana e i giovani 1


Pediatra molto esperta, Adriana Mazzarella ha dedicato un particolare impegno alla cura dei bambini e dei giovani anche nella sua attività di psicoterapeuta, utilizzando spesso la Sandplay Therapy e ricorrendo, ove necessario, alla consulenza dell’educatrice Mirella Vitale.

img_introIn un mondo che cambia sempre più rapidamente, con istituzioni e valori sociali, un tempo radicati, che giorno dopo giorno si frantumano sostituiti da modelli di comportamento sempre più casuali e provvisori, fondati essenzialmente sul tornaconto individuale, i giovani sono la parte più fragile e a rischio della società.

La dottoressa Mazzarella ha cercato più volte il contatto e la collaborazione con la scuola, instaurando con gli insegnanti un dialogo chiaro e aperto sulla psicologia degli alunni in fase di crescita. In particolare ha mostrato l’importanza di usare con i giovani un approccio didattico più vicino alle loro esperienze e necessità psichiche, anche quando si tratta di materie e argomenti apparentemente lontani. Persino Dante e la Divina Commedia, se ben compresi nel profondo dagli insegnanti, possono diventare temi di grande interesse e valore per i giovani, favorendo la loro crescita e maturazione psichica e intellettuale. Diversi insegnanti hanno seguito i suggerimenti della dottoressa Mazzarella: hanno studiato il suo libro su Dante e Jung e hanno portato il suo insegnamento nella scuola. Ma tutto a livello personale.

“Il grande problema”, ripeteva sempre Adriana, “è quello di educare gli educatori”.

Un compito difficile, che lei ha perseguito fino alla fine.

L.A.


Un importante seminario a Trento

seminarioIl 20 febbraio 2018 si è tenuto nella sede della Cisl Scuola di Trento il seminario dal titolo La funzione docente alla luce della Divina Commedia, sottotitolo: Quali riflessioni sul ruolo educativo contemporaneo? Quali processi di crescita e come?
L’iniziativa si è rivelata particolarmente importante perché raramente, o forse mai finora, è stato proposto ai docenti di riflettere sul loro ruolo educativo e sulla loro pratica didattica confrontandosi con l’opera di Dante. In particolare, nella relazione della dottoressa Alessandra Sighele, è stata proposta agli insegnanti una “interpretazione psicologica” della Divina Commedia, quella di Adriana Mazzarella, psicoanalista junghiana e autrice di Alla ricerca di Beatrice, Dante e Jung.

Riportiamo due citazioni fatte dalla Relatrice, la prima di Jung:

La scuola ha un grosso ruolo, perché è il primo ambiente che il bambino trova al di fuori della famiglia. I compagni di scuola sostituiscono i suoi fratelli, il maestro il padre, la maestra la madre. Non è irrilevante che l’insegnante sia consapevole di questo ruolo. Il suo compito non è solo di inculcare meccanicamente nei bambini un determinato programma scolastico, ma anche di influire sui bambini con la sua personalità. Quest’ultima funzione è importante almeno quanto l’attività didattica, se non ancora di più, perlomeno in certi casi. [Sviluppo ed educazione del bambino, C.G. Jung, Opere, vol. XVII, p. 54]

La seconda citazione è di Adriana Mazzarella:

Questo è il problema che Dante ha sempre presente: l’educazione del singolo, la coltivazione degli individui secondo la loro naturale attitudine. Questa concezione è modernissima. Pur senza esservi ancora riuscite, le varie psicologie e pedagogie moderne cercano di orientarsi proprio in questo senso. Ma ricordiamoci che, affinché gli educatori arrivino a realizzare questo principio, non è sufficiente una cultura intellettuale, ma è necessaria un’autoeducazione, pari a quella che le anime hanno compiuto prima di entrare nel Paradiso. Viene così elevato a una dignità altissima il compito degli educatori, purtroppo poco coltivati e considerati nella società attuale; solo infatti per esperienza diretta essi possono aiutare il bambino, l’adolescente, il giovane a riconoscersi e a coltivare le proprie innate qualità. [Adriana Mazzarella, Alla ricerca di Beatrice, Dante e Jung, 1991, 2015, p. 401]


Un contributo di Vittorio

Vittorio Candela è uno studente liceale che non ha ancora compiuto i 18 anni. A scuola si è appassionato da subito alla Divina Commedia e a Dante e un anno e mezzo fa gli è capitato tra le mani il libro di Adriana. Ha cominciato a leggerlo, con qualche difficoltà per i suoi contenuti non facili di psicologia junghiana, ma è stato conquistato dagli ampi spazi dedicati alla personalità umana di Dante e alla sua poesia. Questo è il suo primo contributo al sito: un breve, concisissimo testo, una sua foto scattata sulla riva del mare a cui è molto affezionato, una sua poesia.

Dante: volontà di immaginare, comunicare, credere

vittorio-2-foto_okLeggendo e rileggendo Dante rimango sempre colpito dalla sua folgorante bellezza, che arriva persino a trascendere il fatto di credere o meno nella sua fede. Leggendo anche il libro di Adriana, ho potuto acquisire maggiore consapevolezza della sua straordinarietà. Se prima consideravo Dante, salvo in alcune circostanze, principalmente come un uomo legato al medioevo, ad una concezione sì molto bella e altresì molto poetica, ma comunque medievale; adesso mi rendo conto che egli è molto di più, che il suo percorso, a prescindere dalle coinvolgenti immagini usate, è la redenzione di ciascuno di noi, che è dilaniato da se stesso e dalle inezie quotidiane, dalle discussioni e da tutte le futilità che, a mio avviso, rappresentano una delle peggiori guerre che combattiamo inconsciamente. Sono inoltre stupito dalla volontà di Dante, che gli permette di comunicare una poesia di trascendente bellezza, in grado di arrivare oltre ogni significato e significante, al cielo e all’assoluto, senza limiti cronologici. E sono forse questo credere e questa volontà i più grandi doni che Dante ci tramanda, oltre alla sua indescrivibile bellezza, che mi hanno trasmesso una grandissima passione, in un mondo che spesso perde queste stesse capacità e decade nel suo orrore.

Aggiungo una mia poesia, per indicare meglio il cambiamento avvenuto in me in questi ultimi anni di vita e una foto, che mi suscita una forte emozione.

 

METAMORFOSI

La notte è sparita
ed incombe l’aurora.
Alba,
basta un tuo cenno,
uno spiraglio chiaro,
un raggio forte di luce
tra l’oscurità,
ed ecco che la vita si tuffa languidamente
nei rimasugli del mio spirito saettante.
Vedi, in queste angosce
dove le cose si oscurano
e l’orrore è prossimo a distruggere
ogni più scarna vitalità,
in questo vapore della vita
che trasuda dalle inezie di ogni giorno,
che svanisce;
tutto mi appare deperirsi
tutto crolla in una guerra eterna.
Ma adesso è l’alba,
e il vecchio rimorso
si allontana.
Che può fare la folgorante bellezza
se non trascendere persino
il decadimento
il dolore?
E tu, sentinella perenne,
mia anima rinascente che combatti,
slanciati in alto con ali leggere,
con versi più puri di una fervida arte.
Tu mi hai lasciato,
mi hai lasciato in questo
porto d’ombra,
alla deriva.
Tu mi abbandonasti,
ma ora è forse tempo di riunirci
in un cielo rifulgente,
con luce nuova.
Va’, vola, mia ultima profondità!
Ora si sgancia il terribile peso
di ogni assenza.
L’orrore è vinto.
La notte è sparita.

(da Vittorio Candela, FRAMMENTI SUL NULLA, L’assenza)


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Un commento su “Adriana e i giovani

  • alessandra

    Bella la poesia e bello il commento di Vittorio al libro di Adriana, dimostrano grande sensibilità.
    Vittorio ha colto nel segno: seppur impegnativo nella lettura è un libro adatto ai nostri tempi moderni, tempi in cui l’ accesso al mondo dei valori è difficile, quasi impossibile. Incombe la società liquida e con essa la relatività e l’anonimato.
    Aveva ed ha ragione Adriana nel pensare il suo libro rivolto anche agli studenti ed ai docenti. Come strumento di conoscenza e di aiuto nella crescita per i primi e per la formazione continua per i secondi. Jung infatti scrisse: ” Il miglior metodo educativo consiste nel fatto che l’educatore sia educato.”
    Alessandra