Qualche recensione del libro di Adriana


Caterina Cardona e Vanna Gazzola Stacchini, Terza Pagina Radio 3

Martedì 21 gennaio 1992, nel corso di Terza Pagina, la trasmissione culturale di Radio 3, viene presentato il libro di Adriana Mazzarella “Alla ricerca di Beatrice” (In/Out, Milano 1991). Ne parlano Caterina Cardona, della redazione di Radio 3, e Vanna Gazzola Stacchini, docente universitaria di letteratura Italiana, scrittrice e giornalista delle pagine culturali di Repubblica.

baracadante“Apriamo con un libro piuttosto importante” dice subito Caterina Cardona. “Ci si chiede talvolta se esiste una cultura junghiana in Italia e, se sì, quali forme abbia: una risposta potrebbe venirci proprio da questa piccola casa editrice milanese, In/Out, che pubblica come primo titolo questo testo di grande interesse e impegno di Adriana Mazzarella … Un libro di filologia dantista?  No, il Dante che interessa la nostra Autrice è il Dante che ha dato fiducia all’uomo morale, è la lettura spirituale della Divina Commedia quella che in fondo qui si affronta …”

Secondo Vanna Gazzola Stacchini, il libro di Adriana Mazzarella “è un viaggio dentro il viaggio dantesco”. In termini junghiani, il percorso attraverso l’inferno, il purgatorio e il paradiso equivale a un “processo di individuazione che avviene attraverso il passaggio dall’inconscio all’Io e al Sé … È un viaggio esoterico che la Scrittrice tende a equiparare, per significati profondi, ai processi analoghi della grande tradizione del Vedanta, del Taoismo, del Kundalini Yoga, del sufismo, dell’ermetismo alchemico, sia pure in forme diverse. Alla base della visione junghiana ci sono molte analogie con questi processi esoterici e mistici, che certamente erano anche alla base delle religioni di cui Dante era a conoscenza: per esempio il pensiero di Ibn Arabi, un filosofo mistico arabo, il pensiero ermetico e la scienza alchimistica … L’originalità di Dante non sta tanto nel ricalcare nella Divina Commedia questi stadi, quanto nel modo in cui presenta il viaggio di ‘Dante personaggio’ dentro l’inferno. In questo senso direi che Adriana Mazzarella è molto perspicua, perché passa attraverso tutti i dettagli che Dante offre come poeta. Il ‘personaggio Dante’ non fa tirate teologiche, ma è un uomo che, passando dentro l’inferno, si incontra con la propria Ombra, fisica, teologica e psicologica. Quindi, in termini junghiani, il percorso dell’inferno è un prendere consapevolezza della propria Ombra: i peccati dei dannati sono i peccati di Dante stesso e, per estensione, dei suoi lettori. Per questo la lettura della Divina Commedia in questa chiave è utile per il lettore moderno. La Scrittrice individua anche momenti di morte e di rinascita rituale sia nell’inferno che nel purgatorio…”

“Dunque la Divina Commedia – questa rappresentazione di inferno, purgatorio, paradiso – è come una struttura archetipica” commenta Caterina Cardona. “Come rappresenta Adriana Mazzarella questi termini junghiani all’interno del percorso di Dante?”

“Il percorso è quello indicato dal titolo” risponde Vanna Gazzola Stacchini. “Beatrice è la nostra Anima, è un’anima preesistente che noi reincontriamo, non a caso, nel Paradiso Terrestre, che è un ritorno a un luogo di innocenza originaria, quel luogo che ci permette di spogliarci dell’incarco, cioè del fardello del corpo, e di essere disponibili a farci pervadere dalla totalità. Chi ci conduce a questa totalità, che è il Sé junghianamente parlando, nella Divina Commedia è proprio la figura di Beatrice. Beatrice quindi è la donna Sophia, la donna sapienza per Dante, che per noi lettori è anche colei che si configura come un’immagine interna incapace – nell’inferno – di collegare il disordine, l’egotismo, l’impossibilità di uscire da una visione chiusa nel breve perimetro della propria fisicità, e che invece – attraverso il purgatorio – pur non perdendo del tutto la possibilità di peccare, ha consapevolezza del proprio peccato, diremmo della propria Ombra. Non per questo se ne è liberi … Ma morendo e rinascendo varie volte, si può arrivare a quello stadio – presente anche nelle religioni misteriche ed esoteriche – in cui si può vedere Dio. Lo stesso Jung mette in evidenza il fatto che il Sé coincide con quello che molte religioni intendono ‘la vista di Dio’ ”.


Fausta Clerici, su Rivista di Psicologia Analitica, n. 45, 1992, Astrolabio

Il viaggio attraverso i tre regni è ripercorso e indagato come immagine pregnante, concreta, della ricerca interiore. Nell’Inferno la coscienza si scontra […] con gli aspetti negativi e positivi dell’Ombra individuale archetipica, che può sopraffare l’Io, impedendo lo sviluppo armonico della personalità. […] Solo lo sforzo mentale e morale di Virgilio, collegato a Beatrice (l’anima), permette all’uomo di uscire dalle strettoie della mente razionale egoistica, capovolgendo completamente la visione, attraverso la metanoia, dopo la quale la personalità intuisce un nuovo centro, al di là dei cieli (che rappresentano i valori spirituali dell’uomo). Nel Purgatorio [avviene la] durissima lotta fra i valori etici della coscienza, ora sempre più legata a Virgilio e a Beatrice, e i valori di autoconservazione dell’Io (visione dell’Inferno). In termini analitici questa fase corrisponde all’integrazione dell’Ombra (la mundificatio alchemica) […] Infine, nel Paradiso, la personalità così unificata […] entra in contatto con l’atteggiamento recettivo e sapienziale rappresentato da Maria, sintesi di tutte le qualità umane purificate e insieme simbolo dell’aspetto femminile della divinità. Dopo l’ultima coniunctio, fra gli occhi di Maria e la Trinità, nel cuore dell’uomo avviene la nascita del salvatore (in termini psicologici, la visione del Sé), che non è più soltanto il Cristo storico, ma il Cristo interiore, presente in ogni uomo. Il mandala quaternario che ne deriva fa sentire chiaramente che il salvatore è immanente in ciascuno di noi.

In questa immagine finale si può forse intravvedere una delle indicazioni più positive, che fanno di questo libro, pur drammatico, il portavoce di un messaggio di grande speranza: in termini storici, il riconoscimento dell’immagine del dio interiore, presente in ogni uomo, apre la via a una cultura di pace, in cui finalmente l’altro, il diverso, non è più visto come il nemico da distruggere. […]

Si tratta dunque di uno studio nuovo e di grande utilità, in particolare per gli psicoterapeuti e gli insegnanti; a questi ultimi fornisce una chiave di lettura particolarmente adatta a far comprendere ai giovani come la Commedia affronti problemi che riguardano da vicino ciascun individuo, in particolare gli adolescenti, oggi così disorientati di fronte a una catastrofica caduta di valori, che può portare all’abulia, all’ignavia. […] Soltanto un educatore «autoeducato» può veramente aiutare i giovani a fidarsi dei propri sentimenti e a comprendere le forze inconsce che li possono trascinare, ma che sono indispensabili per superare i conflitti dell’età. Questo tipo di «educatore» si può servire della lettura junghiana della Commedia per guidare i giovani a cogliere la dimensione storica del proprio disagio, rendendosi conto che, paradossalmente, proprio da una crisi profonda come quella che oggi stiamo vivendo può nascere un mondo nuovo.

 

Franco Bellingeri, su “Letture”, Rassegna Critica dei Padri Gesuiti

Difficile dare una definizione precisa di questo libro: è qualcosa di diverso, senz’altro qualcosa di più, di un saggio di critica letteraria. Forse ci si avvicina maggiormente alla verità se si parla di un «viaggio»: quello di Dante, ma anche quello che compie il lettore e che viene proposto all’uomo moderno; un viaggio alla ricerca di Beatrice, «quel lume d’eterno che vive in ogni uomo, quel lume che Dante intravide e instancabilmente seguì con la sua vita e la sua arte fino a toccare con l’una e con l’altra il Paradiso» (p. 480). L’autrice propone una lettura rigorosa della Divina Commedia, ma filtrata attraverso i concetti chiave della psicoanalisi junghiana. Ne offre così un’interpretazione coinvolgente, moderna, capace di dare risposte alle esigenze dell’uomo d’oggi e, al di là del problema della fondazione storica o critica di certe tesi ermeneutiche, riesce a rendere ragione del valore immortale di un’opera e di un autore. Dante è «una di quelle grandi coscienze mandate dal destino ogni tanto nella storia delle civiltà, col preciso compito di esprimere per tutti l’esperienza collettiva del suo tempo» (p. 25). Il poeta è avvicinato dall’autrice nella sua esperienza interiore, «in quel punto che egli continuamente ci indica e che è l’essenza umana presente in tutte le creature» (p. 26). In questa chiave di lettura la Divina Commedia è allora una di quelle opere che contemplano una verità simbolica eterna e cioè le leggi che regolano la psiche. […] Il poema diventa pertanto, oltre che opera di poesia, strumento di conoscenza, per mezzo della ragione simboleggiata da Virgilio, della creatività artistica (Matelda), dell’anima (Beatrice). […] Il saggio si snoda come un’avventura, condotta per mezzo delle terzine dantesche, dentro il proprio Sé: una specie di autoanalisi che riavvicina con altro spirito un’opera per lo più studiata intellettualmente, ossia soltanto nei suoi termini storici, filosofici e letterari.

 

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