Non ci ha lasciati

Una delle ultime immagini di Adriana Mazzarella

È passata dall’altra parte, ma non ci ha lasciati

Questo è il testo letto in chiesa la mattina di sabato 7 febbraio 2015 durante la cerimonia dell’estremo saluto: una raccolta di ricordi ed emozioni di chi è rimasto fino all’ultimo accanto ad Adriana: le figlie Renata e Paola, la nipote Enrica, alcuni ex allievi e colleghi, amici.

Chi era Adriana

Una donna, Adriana, che lascia a noi figlie, allievi, pazienti, parenti, amici una grande eredità culturale, morale e spirituale che va al di là del singolo credo religioso, una spiritualità che abbraccia tutti. Adriana possedeva una dote rara riconosciuta da tutti: riusciva a toccare ognuno nel profondo della propria anima per portarlo alla sua verità. E il tutto nella piena libertà. È stata una persona speciale.

È stata una mamma di tanti, una mamma che assieme alle due figlie Paola e Renata, lascia molti figli. Tanti, tra coloro che l’hanno conosciuta l’hanno sentita come guida nella loro vita personale e professionale, come colei che ha lasciato un’impronta, che ha trasmesso una spinta innovativa grazie a quel suo entusiasmo, all’energia che spontaneamente emanava, al senso di tranquillità che infondeva.

Tanti l’hanno amata e stimata per la sua vivacità intellettuale, quel suo entusiasmo quasi infantile, l’amore instancabile per il lavoro di analista, la sua eclettica e profonda cultura, ma anche di grande umiltà e semplicità. È stata colonna portante di molti. Tanti hanno potuto attingere alla sua saggezza, conoscenza ed esperienza di vita che, con la generosità d’animo che le era propria e con semplicità, ha reso disponibile a tutti, non solo ai suoi numerosi allievi della scuola junghiana e della scuola del gioco della sabbia, ma anche alle persone che le vivevano accanto, senza differenza di sorta.

Chi la conosce da lungo tempo sa che Adriana ha avuto una vita bella e lunga, ma anche complessa, dai molti risvolti e sfaccettature. Da sempre attenta e sensibile alla sofferenza dell’altro e dell’umanità, ha iniziato come medico pediatra andando controcorrente in un’epoca in cui alle donne questa cosa non era concessa. Ispirata da sempre dalle parole di Dante, lo ha vissuto come maestro spirituale e di vita:

“Vien dietro a me, e lascia dir le genti!
Sta’ come torre ferma, che non crolla
Già mai la cima per soffiar de’ venti!”
[Pur. V, 13-15]

“Sentivo che quelle parole mi davano coraggio … Delusa dalla nostra medicina, che non teneva in alcun conto la realtà dell’anima nell’essere umano, incontrai C.G. Jung e affrontai con lui i problemi che già Dante mi aveva posto.”

Adriana in questa vita era nel cuore una persona unita, integra, di onestà profonda nell’intelletto e nell’anima. Lo testimoniano tutte le persone che da vicino e da lontano sono venute per darle l’estremo saluto. Ora è unita al Signore. Leggo il saluto di un’amica: “Adriana è passata dall’altra parte, ma non ci lascia. Inestinguibile rimane l’immenso patrimonio di pensiero e cuore che ha donato a tutti noi. Palpitante resta ogni suo insegnamento, il suo calore, la sua premura, la sua passione per la vita. Con la gratitudine più profonda a lei la mia preghiera, il canto, la musica, la danza, sicura di renderla felice”.

Abbiamo tutti una profonda gratitudine verso di lei, per essere stata quello che è stata, per aver ricevuto molti doni da lei. Ognuno di noi, oggi, porta nel proprio cuore una piccola parte di lei. In questa vita terrena ci mancherà un grosso punto di riferimento. In un’epoca di povertà spirituale e umana e di vuoto morale, lei ha rappresentato per tanti una fiammella, una luce in grado di ridare un senso al proprio cammino. Ci mancherà molto come amica, come guida, come madre, come rappresentante di un’epoca e testimone di un cultura che sta cambiando.

Ci piace immaginarla come una quercia forte e poderosa, dalle radici profonde nella terra e dalle chiome rigogliose e folte che si innalzano verso il cielo. Purtroppo questa antica quercia ha dovuto combattere le tante tempeste della malattia e ha dovuto capitolare alla natura. Ci piace ricordarla seduta nella sua poltrona mentre legge o pensa … Con amore, stima, affetto, ti salutiamo Adriana con grande commozione portandoti nei nostri cuori.

Non sono mancati tuttavia momenti di grande tristezza e disillusione per le ingiustizie, le guerre, le cose tremende del mondo in cui viveva, come se sentisse dentro di sé tutto il dolore del mondo. “Come faccio a essere contenta in un mondo così?” Leggeva le notizie sui giornali. “Quelle povere persone, quei poveri bambini, quei poveri animali, come trattiamo male la natura! Mi sento inutile, il mio lavoro non serve a niente!”

Non era facile risponderle. “Mamma, tu fai del tuo meglio per le persone che ti sono state affidate. Per le altre … prega.” Annuiva, abbassava gli occhi e si chiudeva nel suo silenzio seduta in poltrona. Alla preghiera, la mamma si è rivolta tante volte nei momenti difficili della sua vita o di fronte a casi complessi perché il Signore l’aiutasse a svolgere al meglio il suo lavoro.

La mamma in quanto mamma, ci ha insegnato tante cose. Ne ricordiamo quattro importanti: l’amore per la vita in tutte le sue forme, umana, animale, naturale, cosmica; il rispetto per il mistero; l’importanza dell’umiltà; il senso del sacrificio.

A chi si rivolgeva a lei, a volte leggeva una poesia, o faceva ascoltare qualche brano di musica classica, o regalava un angelo custode, affinché rimanesse come accompagnamento nella vita a testimonianza del suo amore.

Tra le tante poesie lette insieme a lei, oggi ne ricordiamo una di Diego Valeri, protagonista un dolce angelo:

“Ognuno è solo con la sua vita
come sarà con la sua morte.
Ma l’angelo dolce schiude le porte
d’un tocco delle tenere dita.
Tacito entra nella prigione
dove l’anima, sola, siede
fiso guarda e sorride lieve.
Beata è l’anima, col suo amore.”

Buon viaggio Adriana, buon viaggio mamma con il tuo Angelo.



Andavo a trovarla a casa sua, per parlare di lavoro, una volta ogni tre-quattro mesi, di solito il sabato o la domenica mattina. Non più come nel 1989-91, quando ci si vedeva diverse volte ogni mese per mettere in cantiere e poi far uscire il suo libro su Dante, oppure nel 2010-11, quando abbiamo a lungo discusso e poi raccolto il materiale per il suo sito, questo oggetto per lei misterioso e comunque un po’ magico anche dopo averlo visto in azione. Già negli anni precedenti mi aveva parlato del suo progetto di scrivere un libro sulla terapia del gioco della sabbia, nel quale raccogliere i suoi pensieri e le sue esperienze didattiche alla luce di alcuni casi clinici raccontati e illustrati nei loro passaggi più significativi.

L’ultima volta che sono stato a casa sua è stata la mattina di mercoledì 12 novembre 2014. Mi disse che era un po’ stanca dopo la lunga degenza in ospedale, ma al nuovo libro ci credeva sempre. Era anche d’accordo a rinnovare il sito, dandogli una veste più efficiente e moderna.

Ora, dopo averla pianta, sono contento che le figlie Renata e Paola abbiano deciso di rilanciare il sito, per mantenere vivo il ricordo e l’insegnamento di Adriana.

Luciano Aleotti

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