“Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung”, la nuova edizione del libro di Adriana


nuova_copertinaIl libro di Adriana Mazzarella Alla ricerca di Beatrice è uscito in una nuova edizione e sarebbe davvero difficile sottovalutare l’importanza di questo evento alla luce dei drammatici avvenimenti internazionali che si susseguono, giorno dopo giorno, intorno a noi e che rischiano di lasciarci spaesati e disorientati. La strada percorsa da Dante, gli incontri che fa e le esperienze che vive in questo suo viaggio verso la sintesi finale nella rosa mistica possono fungere da road map per noi. Colleghi e non colleghi, specialisti e profani, esperti e allievi troveranno, nel libro della cara amica Adriana, perle di saggezza emerse dal mondo antico, filtrate da un’attenta lettura psicologica, tutte utili se non addirittura essenziali per affrontare i difficili passaggi delle nostre esistenze personali e della vita della nostra cultura, che è chiamata, come mai nel passato, a misurarsi e a dialogare con le culture che ci circondano.

Robert Mercurio, ricavato dalla Prefazione alla nuova edizione di “Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung” di Adriana Mazzarella, Milano 2015

Clicca sull’immagine qui a fianco per scaricare la brochure di Edizioni Edra.

 

Il libro esposto nello stand di Edra alla Buchmesse di Francoforte (14-18 ottobre 2015)

Il libro esposto nello stand di Edra alla Buchmesse di Francoforte (14-18 ottobre 2015)

L’annuncio della presentazione del libro nella pagina del sito Dante 750

L’annuncio della presentazione del libro nella pagina del sito Dante 750

 

Milano, 16 ottobre 2015 – Presentazione della nuova edizione: Dante oggi

Invito all'incontro "Alla ricerca di Beatrice"Dopo il saluto di Paola Sammaritano a nome di Edra, Paola e Renata Lanzi – le figlie di Adriana Mazzarella – esprimono la loro gratitudine alla casa editrice per aver riproposto all’attenzione del pubblico il libro della madre, avendone riconosciuto l’attualità e il valore: “Ringraziamo anche a nome della mamma: sarebbe molto felice se fosse qui, sarebbe veramente al settimo cielo. E forse è veramente nel settimo cielo e ci sta osservando, felice e compiaciuta di questa festa in suo onore”.

Marco Garzonio legge quindi la sua relazione nella quale il viaggio di Dante “alla ricerca di Beatrice” diventa simbolo e traccia, in prospettiva analitica, del nostro vivere quotidiano: “La vita è viaggio. Lungo la strada sperimentiamo il travaglio e le attese del cammino … Sei tu che tracci la via, le varianti, le alternative. Un analista vive di ciò. Adriana ne fu esempio … Nel viaggio ti accorgi che la memoria sconfigge la morte e rilancia la vita … Si ricorda per tenere acceso il lume del senso, ribadire che una scala di valori è condizione di vita, riportare l’oggi a misura di visioni ideali, smentire la piattezza, la mentalità corrente che vuole tutte le cose uguali.

Nel viaggio incontri qualcuno che procede come te … Se non disponiamo di una scala di valori, risultano alterate le condizioni di incontro, ascolto, accoglienza, comprensione, assunzione in carico di quanto viene dal profondo e ispira i comportamenti. La pratica analitica è banco di prova continuo del legame necessario tra lavoro psicologico ed eticità, tra psiche e storia. Con i “compagni di viaggio” sperimentiamo che il cammino può essere accidentato … La plasticità della psiche ci è maestra. Sono relazioni talvolta stabilite “per la vita”, come ad esempio si è soliti qualificare l’intensità empatica di un’amicizia. Teniamo ben fisso nella mente che la Sand Play Therapy si è consolidata a cavallo tra anni ’70 e ’80, gli anni della mia formazione e di quella di molti di noi, tappe attraverso le quali si è cementata l’amicizia con Adriana. Rimando alla drammaticità di quei passaggi: la minaccia nucleare e di nuovi conflitti; l’affacciarsi del Terzo e del Quarto mondo; il bisogno di giustizia sociale; i pericoli per l’ambiente; il riscatto della donna; il terrorismo da noi.

Una delle rivoluzioni di Jung e della Psicologia Analitica è la consapevolezza che la psiche dispone di un meccanismo di autoregolazione. Questo si attiva nel momento in cui ci misuriamo con ostacoli, rischi, intimidazioni e ci disponiamo a correlare provocazioni e reazioni alla ricerca di un’ulteriore possibilità di composizione dei conflitti. Attraverso quel pertugio potremo cercare di adattare le mosse ai timori, nel tentativo di individuare una via di scampo, di salvarci. Scopo della psicoterapia è, in fondo, di assecondare, accompagnare, garantire tale funzione autoregolatrice …”

Anche la relazione di Robert Mercurio inizia con il viaggio: “L’esperienza vissuta e descritta da Dante è davvero in grado di ripristinare tutta la risonanza archetipica del termine “viaggio”. Nel suo libro Adriana Mazzarella ne evidenzia l’importanza nel processo di individuazione, secondo gli insegnamenti di maestri come Carl Gustav Jung e Marie-Louise von Franz. Non si affronta un viaggio di questo tipo da soli; si ha bisogno di una guida. … La guida, quella vera, il Sé, spesso agisce da dietro le quinte; agisce tramite Virgilio che, pur avendo i suoi limiti, aiuta il viandante Dante ad avere il giusto spirito di discriminazione. Ci sono delle cose nei gironi dell’inferno – l’inferno di Dante e l’inferno delle nostre ombre, delle nostre ferite, dei nostri complessi, delle nostre funzioni inferiori – con le quali si può e si deve interagire. Altre cose invece possono essere soltanto viste e osservate mantenendo una certa distanza: si tratta di ciò che von Franz chiamò una volta il “male caldo”, che scotta e quindi che non può essere maneggiato.

Un momento dell'intervento di una delle figlie di Adriana, Paola Lanzi

Un momento dell’intervento di una delle figlie di Adriana, Paola Lanzi

L’amore di Virgilio, secondo Eliot, è il sentimento che anima la pietas del suo eroe Enea, che dà vita a una forma di dedizione nei confronti del prossimo, della famiglia, del destino di Roma. Ma non è la forza che dà forma e ordine al mondo e alla vita e certamente non riesce a essere la forza che muove il sole e le altre stelle. Questo tipo di amore ha qualcosa di mistico, è l’aspetto Eros del Sé, ciò che Jung considera il mistero< per eccellenza, che comunica e contiene il cuore del nostro destino. Il passaggio di testimone tra Virgilio e Beatrice, e poi tra Beatrice e Bernardo è una graduale salita verso una dimensione di luce divina e di amore purificato dalle proiezioni e dall’ego-centrismo: ognuno una conditio sinequa non per la visione e per l’esperienza del Sé della Rosa candida. L’amore e la luce che circondano la Rosa, che la Rosa stessa emana, sono la piena realizzazione del processo di individuazione; e mentre in precedenza Dante, da bravo cristiano, attribuiva questa realizzazione al Cristo, la nostra salvezza, poi, per un attimo – e l’osservazione di Adriana è profonda e acuta – coglie il misterioso fatto che la salvezza è ora in ognuno di noi. Il fattore salvifico non è più da cercare fuori in nessuna figura, nemmeno quella di Cristo, ma piuttosto nella profondità dell’anima umana.”

01_presIl “viaggio” che propone nel suo intervento Giuliana Nuvoli è quello che compie ognuno di noi venendo al mondo: “Quando Dante viene condannato a morte porta con sé in esilio tre meravigliose canzoni, la terza delle quali è il nucleo del quarto trattato del Convivio. In esso si trovano indicazioni preziose sulle quattro età dell’uomo, di cui si scandiscono gradi e passaggi. La prima età è l’adolescenza, soave e vergognosa, nella quale l’adolescente deve avere l’umiltà di imparare e, se il suo maestro gli dice che sta sbagliando, deve arrossire per la vergogna … Così è Dante nella selva: non sa niente e Virgilio, se leggiamo attentamente, gli fa quasi da madre: è tenero, sollecito; nell’ultimo canto dell’Inferno, Dante si avvinghia al collo esattamente come un bambino fa con la sua mamma. La seconda età è la giovinezza, dove le virtù più importanti sono la temperanza, cioè il controllo sulle pulsioni, la cortese lode e la lealtà, ossia la capacità di mantenere la parola data; il giovane deve imparare a stare con gli altri mettendo da parte l’invidia: il male peggiore, infatti, non è l’avidità, ma l’invidia, perché l’avidità vuole per sé, l’invidia vuole distruggere l’altro … La terza età è la maturità, dove si imparano la prudenza, la giustizia e la generosità. Infine la quarta età: la vecchiaia, meglio la senectute, dove si impara la felicità della mente: il piacere massimo che si prova sta infatti nell’indagare, nella conoscenza.”

Dante era credente?

Il dibattito finale nasce e si sviluppa in seguito a una domanda semplice e intelligente che viene da una signora tra il pubblico: “Io non ho purtroppo conosciuto l’Autrice: era credente?” Domanda difficilissima, che si presta a diversi tipi di risposta.

Robert Mercurio si rifà a Jung: “C’è una dimensione che va oltre le risorse dell’Io … nella sua dimensione, sia immanente sia trascendente, la vita è carica di senso: forse in questo è consistita la religiosità, non confessionale, di una donna come Adriana”.

Per Marco Garzonio il problema è che “oggi parlare di credente e non-credente non sta più in piedi”. Egli cita quindi il cardinale Carlo Maria Martini: “Da padre della Chiesa lui diceva: io ascolto anche il non-credente che è in me.” E continua: “Basta credente e non-credente, parliamo di pensante e non-pensante. La questione è quella della riflessione, dell’inquietudine, della curiosità e soprattutto dell’ascolto, perché senza ascolto non c’è vita, non c’è relazione. Dobbiamo avere l’umiltà di spogliarci di un lessico che non corrisponde all’oggi. Adriana aveva una religiosità profondissima, ma cos’è religiosità? È la capacità di mettere insieme tutte le cose, di cercare il collegamento tra tutto ciò che accade. Tu Bob parlavi della ricerca di senso. E il senso può essere a volte nella terra, a volte nel cielo, nelle stelle, nella poesia, in tantissime cose. Noi abbiamo oggi il mondo tragicamente nei conflitti perché parliamo di credente e non-credente, in nome di credente e non-credente persone vengono sgozzate …”

Interviene anche Giuliana Nuvoli: “Forse ci dimentichiamo che il vero punto di riferimento del pensiero dantesco, mascherato da Tommaso d’Aquino, è Averroè, il libero pensiero. Dante è micidiale, come tutti i geni: prende, disfa, fa, rompe, rilega e quant’altro. Prima parte con Virgilio, poi arriva Beatrice, una donna che parla di teologia, e anche questo è un bellissimo segnale. Poi, in paradiso, mette un ortodosso come Bernanrdo, che aveva scritto lo statuto dei Templari, ma prende anche Sigieri di Brabante, il commentatore di Averroè che la Chiesa ha perseguitato fino a farlo fuori e lo mette a capo di una delle corone del Paradiso; e dall’altra parte mette Gioacchino da Fiore. Dante ortodosso? Tutto può essere. In realtà Dante se ne infischia. Prende chi gli pare e lo mette dove gli pare in funzione del ruolo e dell’intelligenza”.

Conclude Robert Mercurio: “Io spezzo una lancia invece per il mistero, perché la sintesi è fondamentale, ma il vero spirito religioso, il vero salto verso la trascendenza viene fuori quando, nella mia sintesi, ci sono delle cose che non riesco a far entrare e allora non tutto quadra: è lì che viene fuori il vero spirito religioso: quando le cose non ci quadrano …” E chiude con una bellissima poesia di Thomas Eliot:

E così dissi alla mia anima di star ferma e di aspettare
e di aspettare senza credere
perché sarebbe fiducia nella cosa sbagliata
e di aspettare senza amore
perché sarebbe amore per la cosa sbagliata.
E poi rimane la speranza
ma la fede, la speranza e l’amore
si trovano nell’attesa.
Aspetta senza pensare perché non sei in grado di pensare
e così il buio sarà luce, la stasi danza.

Di seguito i 5 video inerenti la presentazione della nuova edizione del libro.

Clicca sui nomi per leggere il pdf degli interventi di Marco Garzonio e Robert Mercurio.

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