Il viaggio di Dante e l’uomo moderno 1


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Adriana Mazzarella e Dante

Dante

Disegno di Markus Vallazza dal ciclo sulla Divina Commedia

Il mio primo lavoro sul significato simbolico e psicologico dell’opera di Dante è stato “Il processo di individuazione e la Divina Commedia” (1977), frutto del lungo lavoro di ricerca spirituale svolto insieme con Marie Tofanari, del Centro Coscienza di Milano. Studiando poi gli scritti di C.G. Jung sul Faust di Goethe, sull’alchimia e sul rapporto tra psicologia e poesia, mi resi conto che anche nella Divina Commedia di Dante erano presenti significati più “sotterranei” e si aprivano dunque nuovi campi di ricerca quali il simbolismo iniziatico, l’alchimia, l’ermetismo, l’astrologia.

Nel 1991, dopo tanti anni di pratica analitica, è uscita la prima edizione del mio libro “Alla ricerca di Beatrice. Il viaggio di Dante e l’uomo moderno”. Il libro non si propone di commentare l’opera di Dante, né tanto meno di analizzarlo da un punto di vista storico, critico o letterario. Cerca invece di avvicinarsi, per quanto possibile, all’esperienza interiore del poeta per cogliere, al di là del “velo” delle parole, il suo messaggio più intimo e spirituale. Egli ci prende e ci conduce per mano e ci spinge a “frugare” più in profondità nelle “segrete cose”, cioè in quelle parti di noi stessi che ci sono sconosciute: i nostri conflitti, i nostri aspetti antisociali. Con l’incanto estetico della poesia egli ci solleva a contemplare i nostri sentimenti più intimi: il dolore, l’ira, la paura, la violenza, l’odio, l’inerzia, l’abulia; ma anche il piacere, la gioia, la beatitudine, la pace.

La psicologia moderna ha iniziato solo nel secolo scorso a occuparsi di questo campo della conoscenza, ma le “leggi” che regolano la psiche – per quel poco che è dato all’uomo di penetrare in questo mistero – erano già presenti all’inizio del Trecento nell’opera di Dante, enunciate con potenti immagini dal suo genio creativo, che è stato il suo destino, la sua gioia, la sua agonia.


Jung, il mandala e il Sé

BigMandalaOsservando le persone che percorrono il cammino della ricerca interiore, Jung ha riscontrato che le immagini emergenti dal processo inconscio – attraverso i sogni e le fantasie, intese nel senso di “immaginazione attiva” – si muovono come attirate da un centro che è al di là dell’Io empirico. In questo centro, che è aCarl-Jungnche limite della personalità umana, avviene una sintesi di tendenze opposte, una coniunctio oppositorum.

Venendo a contatto con le scritture sacre dell’Oriente, Jung ha notato un’analogia tra le immagini che si strutturavano nella forma del mandala e quelle che i suoi pazienti producevano spontaneamente, e ha enunciato l’ipotesi che nella psiche umana vi sia l’immagine di un centro sovraordinato all’Io, in cui l’Io stesso è compreso.

A tale immagine centrale, vero organizzatore fisico-psichico-spirituale della personalità, Jung ha dato il nome di “Sé”, prendendolo dall’Oriente. Quando compare, questa immagine del Sé ha proprietà terapeutiche miracolose e crea senso di pace, guarigione e armonia.


Dante e Jung

Rappresentazione grafica del cosmo dantesco nel suo svolgersi temporale.

Rappresentazione grafica del cosmo dantesco nel suo svolgersi temporale.

Dalla struttura della Divina Commedia possiamo “sentire” che il viaggio iniziatico di Dante si presenta come un mandala, percorrendo il quale avviene la graduale presa di coscienza delle varie istanze del Sé. In particolare nell’Inferno veniamo in contatto con la Persona, con l’Ombra, con i vari aspetti dell’Animus e dell’Anima; nel Purgatorio prendiamo coscienza della sintesi unificante degli opposti; nel Paradiso veniamo in contatto con le istanze spirituali che portano all’unione finale col Principio, cioè con Dio: proprio come nello yoga orientale.

A. Mazzarella ha individuato precise corrispondenze tra i chakra del Kundalini Yoga e i passaggi iniziatici del viaggio di Dante.

A. Mazzarella ha individuato precise corrispondenze tra i chakra del Kundalini Yoga e i passaggi iniziatici del viaggio di Dante.

Facendo il viaggio con Dante e lasciandoci guidare da lui, ci rendiamo conto che il “processo di individuazione” descritto da Jung non solo è presente in Dante, ma è completo nelle sue tappe fondamentali fino all’unione finale cosciente tra l’Io e il Sé.

Il processo dantesco trova i suoi riscontri in processi analoghi della grande tradizione del Vedanta (si veda la Bhagavad Gita), del taoismo, del Kundalini Yoga, del sufismo, dell’ermetismo alchemico, sia pure in forme diverse.


I tempi di Dante e i nostri tempi

gemelleLa Commedia non può essere compresa col solo aiuto dell’intelletto razionale, ma deve essere riscoperta “spiritualmente” in ogni epoca, non diversamente da come Dante aveva reinterpretato e rivissuto, secondo lo spirito del suo tempo, i valori dell’antichità.

I tempi in cui Dante viveva erano turbati da profondi e caotici mutamenti. Era un’epoca di rottura in cui franavano le vecchie istituzioni, l’Impero e la Chiesa, e stavano emergendo nuove forme di governo, i comuni, le repubbliche, le signorie.

Le finalità politiche per le quali Dante allora scriveva sono oggi per molti aspetti superate, ma non è superato il fondamento della sua dottrina politica, che poggia su princìpi quali la disciplina e la giustizia nel governo dei popoli, il superamento degli egoismi

individuali e di ceto al fine di consentire il dispiegarsi creativo delle qualità umane e il raggiungimeno dell’unità politica, senza discriminazioni di razza e di religione.

Anche oggi viviamo in tempi di rottura. Siamo all’alba di un’epoca caratterizzata da profondi sconvolgimenti politici e tecnologici, un’era che richiede all’umanità una nuova e più vasta sintesi.

Come dice Aurobindo nella sua introduzione alla Bhagavad Gita, “il nostro tempo si è sbarazzato di Dio e al suo posto ha eretto l’uomo a divinità e la società a idolo manifesto”. La solidarietà, l’altruismo sociale stanno diventando oggi sempre più labili, fittizi. Quando nell’azione pratica viene a mancare il contatto col sacro – cioè con quella realtà spirituale che Jung chiama il Sé – la società può vivere solo in modo unilaterale la propria condizione, passando da un opposto all’altro.

Profondo conoscitore dell’uomo e della radice psicologica dei suoi comportamenti, Dante è un maestro di vita sempre attuale. Le “secrete cose” che ci ha trasmesso con la sua poesia sono emerse più chiaramente negli anni recenti con la scoperta della psicologia dell’inconscio. Naturalmente il poeta si esprime con il linguaggio e le immagini del suo tempo. Tuttavia le realtà della psiche con le quali ci mette in contatto sono talmente archetipiche da essere valide ancora oggi.

Ricavato da “Alla ricerca di Beatrice” di Adriana Mazzarella, Milano 1991, 2006, 2015, pagg. 13-23


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Un commento su “Il viaggio di Dante e l’uomo moderno

  • carlos briganti

    Caro Dra. Mazzarella,
    brillanti le sue riflessioni sulla analogia tra il classico Dante ed il viaggio di individuazione.
    Il suo lavoro è una corda de salvatagio a le personne in questo momento, actuale, della sua esistenza: quasi totale assenza di ripensare proprio lì.
    grazie,
    Carlos Rosario Briganti
    São Paulo / Brasil